E se

E se tutto questo è senza senso io voglio guarire 
dalla fame di qualcosa che non posso trovare 
e dalla vergogna di non trovarlo.


   And if that is all meaningless, I want to be cured
   of a craving for something I cannot find
   and of the shame of never finding it.

   (T.S. Eliot, The cocktail party)

Uno

 

Tre

 

 

Fotografia digitale e performance, 2013




Non esiste nella realtà una sola immagine veritiera e una sola soluzione 
agli eventi; il punto di vista è argomento a mio avviso chiave nel percorso 
di un fotografo ma ancor prima in un percorso di evoluzione mentale.

Ogni uomo possiede una ‘lente’ attraverso cui osserva le fasi della vita, 
proprie e degli altri; base imprescindibile da cui dipende la sua visione 
del mondo, costruita sul suo vissuto, sulle idee maturate interiormente 
negli anni e sui pensieri abbandonati, sugli incontri che ha (o non ha) fatto 
nel suo percorso, dal tempo in cui vive e dallo spazio che occupa. 
Anche se l’essere umano vivesse nell’onniscienza e nell’onnipresenza non 
riuscirebbe comunque a cogliere la Verità, il senso ultimo anche di un solo 
istante cristallizzato. E’ il dramma di essere ‘spettatori del mondo’, 
per citare liberamente Nietzsche: nulla è quella Verità che appare davanti 
ai nostri occhi poiché la ‘Verità vera’ è necessariamente dietro il mondo,
nascosta, inafferrabile.

La Verità è un assioma tra i più esplorati e mentalmente logorati, come 
il concetto di Vita e di Morte; il genere umano cerca invano, dalla sua 
nascita, una spiegazione a processi universali al di fuori 
delle sue possibilità di consapevolezza e conoscenza.

 

Da qui la ricerca: attraverso l’illusione capire l’unica verità 
conoscibile, ovvero la Verità dell’illusione stessa.

Sono posizionate al centro di uno spazio neutro, bloccate in un ipotetico 
istante, cinque figure nude, bianche e immobili; attorno a loro cinque 
postazioni, ognuna con un riquadro trasparente su cui sono stampati vestiti 
ed espressioni degli ‘attori’ della scena. Il progetto ha forma 
di installazione per offrire un rapporto di interattività al pubblico, 
la scelta del proprio punto di vista, l’idea della totalità e del particolare, 
dell’individuo e del gruppo. 
La visione della scena generale cambia notevolmente dal punto prescelto; 
cinque sono i punti visuali diversi, luoghi in cui la nostra visione 
è completamente sovvertita e il percorso personale mentale oscilla 
tra evoluzione/involuzione, attraverso un processo dialettico che porta 
a nuove fasi di pensiero e di apertura. Il lavoro ha multiple interpretazioni, 
senza che ne sia sminuita o evidenziata alcuna.
 


I corpi sono liberi da convenzioni sociali e apparenza, svuotati 
da espressione caratteriale o di circostanza. Il nudo umano è vissuto 
come vitale, non invasivo, naturale nella sua forma più semplice, 
unico punto di partenza per una visione ‘umana sull’uomo’ 
e priva di preconcetti.
Prendiamo visione dei ‘quadri della vita’ grazioe ad un illusorio 
linguaggio artistico più tradizionale e che inconsciamente 
rende più comprensibile (ma non più banale) la lettura del lavoro. 
Ricerca che è metafora della Vita stessa; mutevole, 
sfaccettata e non riducibile ad una sola Verità dogmatica.
Il risultato non è crudo o volgare ma raffinato, mirato e leggero.

In scena sono i punti di vista, 
offerti come su un palcoscenico dello sguardo.



-




There’s no such thing as one truthful image in reality, nor one 
single solution of an event; my point of view is, in my opinion, 
subject and key in a photographer journey but first and foremost a path 
of mental evolution.


Every man posses a magnifying glass with which he can observe every stage 
of his  life, as well as others; this represents the essential foundation 
from which depends his vision of the world, based on his life experience, 
on his ideas cumulated and matured throughout the years as well as those 
left behind, on all the encounters he may or may not have made on his journey, 
on the time he lives and the space he occupies.
Even if the human being was omniscient and ubiquitous he wouldn’t be able 
to grasp The Truth, the ultimate sense, even in a single crystallized moment.
That’s the tragedy of being a “spectator of the world”, freely quoting 
Nietzsche: nothing is the truth that appears in front of our eyes, for the 
“True Truth” is necessarily behind the world, hidden and elusive.

The Truth is one of the most explored and consumed axioms, like the concept 
of life and death; from the moment of its birth the human race seeks in vain 
an explanation for universal processes that are way beyond his possibilities
of knowledge and conscience.



Hence the research: to discover through the illusion the only knowledgable 
truth, that is the truth of the illusion itself.

Five naked figures are positioned in the centre of a neutral space, blocked 
in an hypothetical moment, standing still and white; there are five stations 
around them, each one as a transparent panel on which are printed the 
expressions of the actors performing on scene. 
The project takes the shape of an installation in order to offer an 
interactive relation to the visitor, to choose his own point of view and the 
idea of the totality of a detail, a character and the group. The view of the 
general scene changes greatly from each point of view; the five characters are
in different visual perspectives and those are places in which our vision is 
completely subverted and the personal mental journey weavers between evolution 
and involution, through a dialectic process that takes the viewer to new phases
of thought and openness.
The work has multiple interpretations, without favouring or diminishing one 
over another.

The bodies are free from social conventions and appearances, emptied from 
character or circumstance expression. The nude is felt to be vital and not 
invasive, neutral in its most simple form. A unique starting point for a 
“human vision, by the human” free of preconceptions.
We look at those “life paintings” thanks to an illusive ”traditional artistic 
language” which subconsciously makes the ‘reading’ of the work easier, but not 
more banal. Research as metaphor of life itself; fickle, faceted and not 
reducible to a single dogmatic Truth.
The result is not raw or vulgar, but refined, targeted and light.

The points of view take the scene, offered on a “stage for the eyes”.

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