O.

Nell’O. si tende a vedere la realizzazione diretta o simbolica
di istinti o desideri repressi oppure rimossi,
un’organizzazione repressiva della vita psichica, in cui alla
rappresentazione vitale si sostituisce una rappresentazione
artificiale, stereotipa che nei suoi simboli rispecchia
un conflitto irrisolto.
In O. you tend to see the direct or symbolic realization of
instincts or repressed, removed desires, a repressive
organization of psychic life, in which an artificial
representation replaces the vital one, that reflects in its
symbols an unresolved conflict.

O - E M M 2015O - E M M 2015 O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015 O - E M M 2015O - E M M 2015 O - E M M 2015O - E M M 2015 O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015O - E M M 2015

Fotografia digitale, 30x30cm - 1.5x1.5 mt, 2015

 

Il pensiero fisso, bloccato su qualcosa, attenua il dinamismo che è
proprio della Vita e modifica il nostro rapporto con gli oggetti che ci
circondano; essi appaiono deformati, storpiati nell’uso.
Anche la percezione di noi stessi, la nostra idea o raffigurazione
interiore, diventa nuova immagine straniata del nostro Io.
La difficoltà è nel ‘rientrare’ in sé, in un percorso che alterna forte
svuotamento, luce di apparente lucidità, a buchi neri, compressione di
materia che opprime i sensi fisici; strada dove l’Ossessione modifica il
senso del Vero, rendendo difficile capire cosa è realmente ‘luce’ e cosa
‘buio’.
E’ un percorso nell’immaginario legato ad un turbamento costante, alla
presenza quotidiana di piccoli ‘fastidi’ che richiamano l’Irrisolto.
Se pur immersi in una dimensione ovattata, gli Oggetti sono concreti,
inutilizzabili ma terribilmente reali e materici; aumenta il loro
carattere tagliente, appuntito.
Come se fosse posta una lente che renda visivamente palese ‘l’indice di
difficoltà’ legata all’uso dell’Oggetto stesso. Anche semplici
materiali risultano di faticosa comprensione ad una persona tormentata.
La forma è sottomessa al messaggio, pur rimanendo estremamente
riconoscibile.
Stesso procedimento subisce ‘la forma interiore’ di chi vive questa
pesante emotività; essa si distorce e si contamina, rimanendo chiara
nella forma ma instabile e di difficile utilizzo.
Ritrovando equilibrio e naturalezza tra Io - Pensiero - Reale, si può
togliere il ‘chiodo in testa’ senza rimanerne feriti ed eliminare tutte
le spine su cui si stava.
-

The fixation, stuck on something, reduces the dynamism thypical of Life
and change our relationship with the objects that surround us;
they appear deformed, with a deformed use.
Even the perception of ourselves, our idea or interior representation,
becomes a new alienated image of Ourselves.
The difficulty is ‘returning to one’s senses’, in a path that alternates
intense emptying, a light of apparent lucidity, to blacks holes,
compression of matter that oppresses the physical senses; a street where
the Obsession alters the meaning of the True, making it difficult to
understand what is really ‘light’ and what ‘dark’.
It‘s a path in the imaginary linked to a constant disturbance, the daily
presence of small ‘pet peeve’ reminding Something unresolved.
Although they’re immersed in a muffled dimension, Objects are
concrete, unusable but terribly real and material; their sharp, pointed
character increases.
As if it were placed a lens that makes it visually obvious the ‘index of
difficulty’ linked to the use of the Object itself. Even simple materials
are hard to understand for a tormented person.
The form is submitted to the message, while remaining extremely
recognizable.
‘The inner form’ of those who live this heavy emotionalism undergoes the
same process; it becomes distorted and defiled, remaining clear in form
but unstable and difficult to use.
Finding balance and naturalness between I - Thought - Real, you can
remove the ‘nail on the head’ without getting injured and eliminate all
the plugs that you were.
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